L’alba del Metaverso: il virtuale non è mai stato così tangibile

Quando Mark Zuckerberg ha annunciato il cambio di nome del suo colosso informatico e digitale in “Meta”, i più lungimiranti non si sono lasciati sfuggire le implicazioni di questo cambiamento. Quella del magnate dei social network rappresenta una vera e propria dichiarazione di intenti. È ciò che un guru del mindset definirebbe una “visione”.
La reazione del mercato non si è fatta certo aspettare. È così che funziona – il più delle volte: gli uomini e donne economicamente più potenti sono anche quelli che muovono gli interessi finanziari e il focus degli investimenti.

Metaverso: sappiamo davvero di cosa si tratta?

Il termine nasce nel 1992, quando Neal Stephenson, nel suo romanzo Snow Crash, per la prima volta descrive una realtà virtuale condivisa tramite la connessione internet. In questo “mondo parallelo” ognuno è rappresentato dal proprio avatar in tre dimensioni. È un concetto che oggi ci sembra assolutamente moderno, ma che quest’anno spegne trenta candeline. E sappiamo bene come, nel XXI secolo, trent’anni possano rappresentare un tempo decisamente lungo.

Nonostante al momento la parola metaverso sia sulla bocca di ogni compagnia impegnata nel processo di rimodernamento tecnologico, non tutti sanno realmente di cosa si tratti e quali saranno le sue implicazioni da qui ai prossimi dieci anni.

Iniziamo con il precisare che il tentativo di Zuckerberg di sdoganare l’argomento con la sua “Meta” non è il primo della storia: in passato ci sono stati diversi tentativi, più o meno riusciti, di rendere realtà questa visione.

Il metaverso è un universo virtuale in cui è possibile replicare una grandissima quantità di attività quotidiane e non solo.

Alzi la mano chi non ha mai giocato a “The Sims”: scommettiamo che quasi la totalità dei lettori ha tenuto la mano ben piantata sul mouse. Il videogioco, ideato da Will Wright e distribuito nel febbraio del 2000 dalla EA Games, altro non era che un simulatore di vita. Grazie ai protagonisti, i sims appunto, chiunque poteva ricreare un “normale” ciclo di vita: dall’infanzia all’età adulta, con l’avvio di una carriera, il matrimonio, la vecchiaia e persino l’esperienza della morte. Ogni giocatore poteva creare il proprio avatar, modellarlo a propria immagine oppure scegliere come rappresentarsi: più alto, più magro, più bello… ma anche più eccentrico, più estroverso e, perché no, magari anche di un sesso diverso da quello biologico. È molto interessante riflettere su come The Sims abbia rappresentato, tra le proprie mura domestiche, uno strumento di libertà di espressione personale.

Come cambia la nostra esperienza della quotidianità?

Torniamo a parlare di Mark Z. Il fondatore di Facebook ha anticipato parte della sua visione per il futuro del metaverso: non mancheranno esperienze che fino a ieri hanno avuto un legame indissolubile con il mondo analogico: concerti, sport, incontri con gli amici, riunioni di lavoro. Tutti i limiti imposti dal mondo fisico sembrano trovare una soluzione nel mondo virtuale, dove si può accedere a esperienze “programmate” dall’altra parte del globo senza mettere il naso fuori di casa.

La migrazione delle nostre abitudini quotidiane verso il mondo virtuale è nel pieno del suo svolgimento, e così anche la quasi totalità delle attività commerciali sta seguendo questo trend. È ormai chiara quasi a ogni azienda l’importanza di un sito internet che la rappresenti. Ne è una conferma l’ascesa dello shop online – in buona parte favorita dalla pandemia che ha reso impossibile frequentare i negozi fisici per il lungo periodo di lockdown, e spesso anche oltre.

In che modo il metaverso sta cambiando le regole dell’economia?

Le più grandi aziende del tech stanno lavorando senza sosta alla creazione di spazi virtuali in cui poter veicolare il maggior numero di utenti possibili. Questi spazi diventano le nuove città, le nuove piazze e – potenzialmente – i nuovi centri commerciali in cui poter sviluppare attività e nuove forme di economia, basate sull’utilizzo di criptovalute (monete virtuali) e sul loro scambio, regolamentato e reso sicuro mediante la tecnologia blockchain.

I mercati si aprono a nuove forme di valore, come gli NFT (non fungible token), tramite i quali è possibile acquistare opere d’arte digitali esclusive, oggetti da collezione, figurine che talvolta raggiungono un valore economico di diverse migliaia di euro e molto altro.

Entrare in un metaverso è un’operazione molto semplice: è sufficiente registrarsi a una delle piattaforme esistenti e, tramite il proprio avatar, visitare, acquistare, incontrare altri avatar. In breve, iniziare l’esplorazione di un mondo virtuale.

Uno sguardo al futuro: tra reale e virtuale

Se oggi ci sembra facile – e anche utile – porre l’attenzione sulle differenze esistenti tra reale e virtuale, siamo certi che, nel giro di pochi anni, identificare queste difformità sarà praticamente impossibile. Nonostante non esista ancora una vera e propria legislazione che “regolamenti” i metaversi, le azioni compiute nel mondo virtuale hanno già delle conseguenze quantificabili nel mondo reale. È possibile acquistare oggetti reali, ad esempio. Adidas è tra le multinazionali che permettono di acquistare i propri prodotti anche all’interno del mondo virtuale per poi essere recapitati al domicilio dell’acquirente.

Parliamo di scarpe, magliette, tute… ma il discorso è tragicamente traslabile in droghe e armi.
Come ogni evoluzione che si rispetti, anche questa è in continuo divenire. Le zone d’ombra di questo nuovo mondo sono ancora moltissime, ma le potenzialità che questo porta con sé sono ben visibili.

Le domande che è utile porsi in questo momento riguardano le implicazioni pratiche che questa migrazione porterà sulla gestione della nostra quotidianità, delle nostre relazioni e del nostro denaro. Noi ci interroghiamo sulla quantità di metaversi che animeranno l’universo digitale: saranno decine? Centinaia? Oppure i più grandi acquisiranno i più piccoli?

Se è vero che possiamo affermare con assoluta certezza che il mondo non finirà mai nelle mani di un uomo solo. È una concreta possibilità che il nostro mondo virtuale possa finire nelle mani di un singolo individuo.

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Signage digital display: cosa è e come funziona

Mai sentito parlare di Signage Digital Display?

Vuoi sapere cosa è un signage digital display? Facciamo una passeggiata di sera in città e saremo subito attratti da mille luci colorate: sono quelle di molti schermi display, di tutte le forme e dimensioni, che fanno capolino dalle vetrine dei negozi, dal di dentro di tanti punti vendita e persino lungo le strade. Ecco i digital signage!

Hai una azienda? Conosci questa potente strategia di comunicazione? Se sei curioso e vuoi sapere come possa un display conquistare nuovi potenziali clienti? Leggi questo articolo.

Cos’è il digital signage monitor

Come funzioni il digital signage è proprio sotto i nostri occhi, alla portata di tutti. Basta guardarsi intorno: negozi, strade, piazze, aeroporti, punti di snodo e transito di persone, il digital signage comunica e intrattiene, informa, promuove e affascina.

Se vuoi fare marketing veramente, usa il monitor digital signage per la tua attività

Potentissimo strumento di marketing e comunicazione, il  monitor digital signage, è accessibile a moltissime aziende di tanti settori ed è capace di veicolare messaggi importanti che una azienda vuole far arrivare ai propri clienti. Nelle nostre smart city l’informazione passa anche attraverso quel concetto che chiamiamo “Internet Of Things”, per un mondo connesso e comunicante, nel quale la velocità dell’informazione passa e viene scambiata anche attraverso una finestra che serve a raccontare una emozione, un sentimento, o semplicemente a narrare una storia: quella dell’azienda e dei suoi valori.

Un potente software digital signage per attirare i tuoi clienti

Gli esperti del settore stimano una crescita esponenziale per il digital signage nei prossimi anni e una applicazione praticamente allargata a moltissime categorie professionali e a svariati settori aziendali.

D’altro canto le scelte di design, lo sviluppo tecnologico, e l’uso di software per digital signage sempre più sofisticati, hanno fatto sì che questo strumento di marketing possa venir scelto e utilizzato anche da piccole attività su strada.

Ci troviamo quindi di fronte a piccoli monitor sottili e leggeri fino a intere pareti o zone degli esercizi, dove si creano interi videowall, o ledwall, dalle grandi dimensioni.

Verso l’era dell’engagement digitale

La vita frenetica ci porta ad essere sempre più rapidi, persino istantanei. Camminare per strada, guidare, sono ormai attività che si fanno in maniera spesso rapida e distratta. Quanto è importante allora attivare l’attenzione in un colpo d’occhio? Quanto è fondamentale allora che il tuo cliente, potenziale o già acquisito, ti noti subito? Un nuovo studio di percezione visiva ci informa che presto i vecchi cartelloni saranno sostituiti in maniera sempre più massiccia a vantaggio di un moderno engagement digitale: senza dubbio una immagine cattura subito l’attenzione e davvero vale più di mille parole.

Una finestra smart per i tuoi clienti

Con il digital signage puoi creare vere e proprie strategie di marketing e comunicazione; tenere sotto controllo moltissime variabili, quali orari e flussi di transito, stagionalità, eccetera. Avrai sempre una finestra armonizzata attraverso la quale dialogare con chi ti vedrà: si tratti di immagini statiche o a scorrimento, o filmati, così anche cambi cromatici nella grafica, dimensione nei testi e dinamicità nelle animazioni, in un fluire libero di creatività ragionata che ti permetterà sempre il valore della call to action.

Come puoi scegliere un display?

Partiamo dal presupposto che esistono molte tipologie di schermi e che con facilità si trova la giusta collocazione all’interno degli spazi per gli esercizi commerciali, esistono comunque degli aspetti da considerare nella scelta.

Alcuni aspetti da considerare riguardano l’esatto punto strategico del suo collocamento, altri invece sono esclusivamente di carattere tecnico:

  • risoluzione dello schermo
  • luminosità del display
  • consumo energetico
  • robustezza dei materiali

Se desideri saperne di più, contatta noi di Easy Lab Communication. Da anni offriamo tutta la nostra consulenza, le strategie e gli strumenti per fare digital signage, grazie anche alla importante partnership con Samsung e il suo software MagicINFO.

Ti aspettiamo! Saremo lieti di aiutarti.

Influencer marketing ai tempi del Covid-19: intervista all’influencer @nevertoobeautiful

Alzi la mano chi, durante i mesi del lockdown, non ha trascorso la maggior parte del proprio tempo sui social! Ebbene, proprio da un’indagine quantitativa realizzata da Ipsos, società leader nelle ricerche di mercato, e FLU, agenzia italiana specializzata in influencer marketing, è emerso che, com’era prevedibile, i tassi di accesso a Instagram e Facebook, durante il periodo del lockdown imposto dal diffondersi della pandemia da COVID-19, sono aumentati prepotentemente, così come gli utenti che hanno iniziato a seguire nuovi influencer per intrattenersi, vista la grande quantità di tempo libero a disposizione.